Il Regolamento UE 2025/1988 introduce nuove restrizioni sull’utilizzo e sull’immissione sul mercato delle schiume antincendio contenenti PFAS, sostanze per- e polifluoroalchiliche note anche come fluorurati. Il provvedimento modifica l’Allegato XVII del Regolamento REACH e definisce un percorso di progressiva limitazione per queste sostanze, con l’obiettivo di ridurne l’impatto ambientale e favorire il passaggio a soluzioni alternative.
Quando si parla di schiume antincendio, il pensiero va spesso agli estintori portatili o carrellati. In realtà, il tema riguarda anche gli impianti fissi di spegnimento a schiuma, utilizzati in contesti dove il rischio incendio è più elevato e dove la quantità di schiuma presente è molto più significativa.
In questi casi, la dismissione non è una semplice sostituzione. È un intervento tecnico che richiede analisi, pianificazione, lavaggio dell’impianto, test funzionali e, in alcuni casi, adeguamenti dei componenti.
Cosa prevede il Regolamento UE 2025/1988
Il Regolamento UE 2025/1988 stabilisce che, a decorrere dal 23 ottobre 2030, non saranno più ammessi l’immissione sul mercato o l’uso di schiume antincendio con una concentrazione pari o superiore a 1 mg/l per la somma di tutte le PFAS, salvo specifiche deroghe previste dal testo normativo.
Per gli impianti di spegnimento a schiuma, questo significa che le aziende devono iniziare a valutare per tempo la presenza di schiume fluorurate nei propri sistemi e pianificare il passaggio a soluzioni fluorine-free, cioè prive di fluoro.
Il punto non è solo rispettare una scadenza. Il vero tema è gestire correttamente la transizione, evitando interventi improvvisati su impianti che, per loro natura, sono progettati e tarati su specifiche caratteristiche tecniche dello schiumogeno utilizzato.
Dove vengono utilizzati gli impianti a schiuma
Gli impianti di spegnimento a schiuma vengono installati soprattutto in ambienti dove il rischio incendio è particolarmente elevato o dove un principio di incendio potrebbe svilupparsi con grande rapidità e intensità.
Sono contesti in cui possono essere presenti, ad esempio:
- Solventi e derivati chimici;
- Liquidi infiammabili;
- Materiali plastici;
- Gomme;
- Materiali combustibili ad alto carico d’incendio;
- Magazzini con merci stoccate in altezza;
- Aree produttive o logistiche con elevata concentrazione di materiali infiammabili.
In questi casi, la schiuma ha il compito di intervenire in modo mirato sul combustibile, contribuendo a separarlo dall’ossigeno e a limitare la propagazione delle fiamme. Proprio perché si tratta di contesti complessi, l’impianto deve essere sempre coerente con il rischio reale da proteggere.
Perché gli impianti sono più complessi degli estintori
Nel caso degli estintori portatili o carrellati, la gestione della sostituzione è generalmente più semplice: il dispositivo può essere rimosso e sostituito integralmente con un nuovo estintore conforme.
Per un impianto fisso di spegnimento, invece, la situazione è diversa.
Un impianto a schiuma è composto da diversi elementi collegati tra loro: serbatoi, tubazioni, valvole, miscelatori, proporzionatori, ugelli, sistemi di erogazione e organi di controllo. Tutti questi componenti sono progettati per lavorare con una determinata tipologia di schiuma, con specifiche caratteristiche di viscosità, densità, miscelazione e comportamento in fase di erogazione.
Questo significa che, quando si passa da una schiuma fluorurata a una soluzione fluorine-free, non basta svuotare il serbatoio e inserire un nuovo prodotto. Occorre verificare che l’intero sistema sia in grado di funzionare correttamente con la nuova miscela.
Il lavaggio dell’impianto: una fase fondamentale
Prima di inserire una nuova schiuma fluorine-free, l’impianto deve essere lavato per rimuovere eventuali residui della vecchia schiuma fluorurata. Questa fase è fondamentale per due motivi.
Il primo riguarda la conformità: i residui della vecchia schiuma potrebbero contenere PFAS e devono quindi essere gestiti correttamente.
Il secondo riguarda il funzionamento dell’impianto: la presenza di residui può alterare il comportamento della nuova schiuma, compromettendo la corretta miscelazione, l’erogazione o le prestazioni attese.
Il lavaggio non è quindi un passaggio accessorio, ma una fase tecnica essenziale della dismissione.
Il passaggio alle schiume fluorine-free
Le schiume fluorine-free sono schiume antincendio prive di fluoro, sviluppate per sostituire progressivamente le schiume contenenti PFAS.
Il loro utilizzo rappresenta la direzione verso cui il settore si sta muovendo, anche in risposta alle nuove restrizioni europee. Tuttavia, queste schiume possono avere caratteristiche diverse rispetto alle formulazioni fluorurate tradizionali, anche in termini di densità e comportamento all’interno dell’impianto.
Questo aspetto è particolarmente importante.
Se la nuova schiuma è più densa o presenta caratteristiche differenti, l’impianto potrebbe non rispondere nello stesso modo. Miscelatori, proporzionatori, valvole e sistemi di erogazione potrebbero richiedere verifiche specifiche per assicurare che la nuova soluzione venga distribuita correttamente e nelle quantità previste.
Test e verifiche dopo la sostituzione
Dopo il lavaggio e l’inserimento della nuova schiuma fluorine-free, l’impianto deve essere testato.
Il test serve a verificare che il sistema funzioni correttamente con il nuovo schiumogeno e che tutti i componenti siano compatibili con le nuove caratteristiche del prodotto.
Durante questa fase possono emergere diverse necessità operative:
- Verifica della corretta miscelazione;
- Controllo della portata;
- Verifica della pressione;
- Controllo dell’erogazione;
- Eventuale ritaratura dei componenti;
- Sostituzione di parti non più adeguate;
- Aggiornamento della documentazione tecnica.
In alcuni casi, il passaggio a una schiuma fluorine-free può richiedere l’adeguamento di alcune parti dell’impianto, proprio perché il sistema era stato originariamente calibrato su una schiuma con caratteristiche differenti.
Dismissione non significa solo smaltimento
Quando si parla di dismissione delle schiume fluorurate, non si parla solo di rimuovere e smaltire il vecchio prodotto. Nel caso degli impianti fissi di spegnimento, il processo è più articolato: bisogna prima identificare la schiuma presente, verificarne la composizione e pianificare l’intervento in modo corretto.
Dopo lo svuotamento controllato, l’impianto deve essere lavato per eliminare eventuali residui della vecchia schiuma fluorurata. Solo a quel punto è possibile inserire la nuova soluzione fluorine-free e testare il sistema, verificando che funzioni correttamente con caratteristiche tecniche diverse.
La dismissione, quindi, è un intervento tecnico vero e proprio. Non riguarda solo la conformità normativa, ma anche la continuità della protezione antincendio.vità di manutenzione su estintori, stazioni di pompaggio, porte tagliafuoco e sistemi di rilevazione incendi.
Perché pianificare per tempo
La scadenza del 23 ottobre 2030 può sembrare lontana, ma per gli impianti fissi la pianificazione deve iniziare prima.
Un impianto a schiuma non si sostituisce con la stessa rapidità di un estintore. Richiede sopralluoghi, verifiche tecniche, valutazioni sulla compatibilità della nuova schiuma, eventuali prove di funzionamento e, se necessario, interventi di adeguamento.
Rimandare può significare arrivare alla scadenza senza una mappatura chiara degli impianti coinvolti, senza conoscere le quantità di schiuma presenti e senza aver valutato l’impatto tecnico del passaggio a soluzioni fluorine-free.
Agire per tempo permette invece di sapere quali impianti sono interessati, valutare le quantità di schiuma fluorurata presenti, programmare la dismissione senza urgenze, scegliere soluzioni fluorine-free adeguate e verificare la compatibilità con l’impianto esistente.
Conclusione
Il Regolamento UE 2025/1988 segna un passaggio importante per la gestione delle schiume antincendio contenenti fluorurati.
Per gli impianti fissi di spegnimento, la dismissione è un processo tecnico articolato. Non basta sostituire la schiuma: occorre lavare l’impianto, verificare la compatibilità della nuova soluzione fluorine-free, testare il sistema e valutare eventuali adeguamenti.
Per le aziende che operano in contesti ad alto rischio incendio, pianificare oggi significa evitare criticità domani.
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