In caso di incendio, l’acqua è la prima cosa a cui si pensa. Ma in certi ambienti, l’acqua è quasi peggio del fuoco stesso.
Un archivio storico con documenti irreversibili. Una sala server con apparati da centinaia di migliaia di euro. Una banca con archivi cartacei e infrastrutture digitali critiche. In questi contesti, un impianto a sprinkler che si attiva significa salvare l’edificio e distruggere tutto quello che contiene.
È qui che entrano in gioco gli impianti antincendio a gas.
Come funziona un impianto a gas
Il principio è diverso da qualsiasi sistema a base d’acqua o schiuma. Invece di raffreddare o soffocare le fiamme con un agente liquido, il gas agisce sull’elemento che alimenta la combustione: l’ossigeno.
Quando l’impianto si attiva, il gas viene rilasciato nell’ambiente e va a ridurre la concentrazione di ossigeno al di sotto della soglia necessaria per mantenere la combustione. Il fuoco si spegne. I materiali restano intatti.
Esistono diversi tipi di gas utilizzabili a seconda delle esigenze progettuali — inerti, agenti chimici puliti, miscele specifiche — ognuno con caratteristiche diverse in termini di efficacia, impatto ambientale e compatibilità con i materiali presenti. La scelta va fatta caso per caso, in fase di progettazione, valutando lo scenario di rischio specifico.
Il nodo critico: la stanza deve essere stagna
A differenza dell’acqua, il gas è volatile. Si disperde. E se l’ambiente in cui viene rilasciato non è sufficientemente stagno, la concentrazione necessaria per spegnere il fuoco non viene raggiunta — e il sistema fallisce nel momento in cui dovrebbe funzionare.
Per questo, prima di installare un impianto a gas, è indispensabile verificare la tenuta dell’ambiente. Lo strumento per farlo si chiama Dorfan Test — o door fan test.
Il test consiste nel mettere in pressione l’ambiente attraverso una ventola installata temporaneamente nell’apertura principale, misurando la quantità d’aria che fuoriesce dalle fessure. Il risultato indica se la stanza è sufficientemente stagna per trattenere il gas al momento dell’attivazione — e, se non lo è, dove si trovano le criticità da correggere.
Porte, finestre, passaggi di cavi, condotti di ventilazione: ogni punto di fuga è un potenziale problema. Per questo le porte di accesso devono essere obbligatoriamente REI, certificate per resistere al fuoco e sufficientemente ermetiche da non disperdere il gas. Lo stesso vale per le finestre e per qualsiasi altra apertura presente nell’ambiente.
Il Dorfan Test non è un optional: è il prerequisito tecnico che determina se un impianto a gas può funzionare correttamente in quello spazio.
Le serrande di sovrappressione: il dettaglio che non va dimenticato
C’è un altro componente critico che spesso viene sottovalutato: le serrande di sovrappressione.
Quando il gas viene rilasciato nell’ambiente, la pressione interna aumenta rapidamente. Se quella pressione non ha una via d’uscita controllata, può danneggiare le strutture — pareti, soffitti, infissi — compromettendo l’integrità dell’ambiente stesso.
Le serrande di sovrappressione risolvono questo problema: si aprono automaticamente al momento dell’attivazione dell’impianto, sfogando la pressione in eccesso verso l’esterno senza disperdere il gas nella zona protetta. Sono componenti piccoli, spesso poco visibili, ma essenziali per il corretto funzionamento del sistema.
Un impianto a gas senza serrande di sovrappressione adeguate non è un impianto completo.
Quando scegliere un impianto a gas
La scelta di un impianto antincendio a gas è indicata ogni volta che nell’ambiente da proteggere sono presenti:
- materiali che verrebbero irrimediabilmente danneggiati dall’acqua — documenti, opere d’arte, archivi storici
- apparati elettronici o infrastrutture IT ad alto valore — server room, data center, sale controllo
- ambienti con continuità operativa critica — dove anche un’attivazione accidentale con acqua causerebbe danni economici rilevanti
- spazi con vincoli architettonici o normativi che rendono impraticabili altri sistemi
In tutti questi casi, la progettazione dell’impianto deve essere preceduta da un’analisi approfondita del rischio, dalla verifica della tenuta dell’ambiente con Dorfan Test e dalla corretta dimensione del gas in base al volume dello spazio da proteggere.
Non esiste una soluzione standard: ogni impianto a gas è il risultato di una progettazione su misura.
Un sistema invisibile, ma non semplice
Gli impianti antincendio a gas hanno un vantaggio che li rende quasi invisibili nel quotidiano: non lasciano tracce, non richiedono smaltimento di agenti estinguenti, non danneggiano nulla. Quando funzionano, è come se il problema non fosse mai esistito.
Ma dietro quella semplicità apparente c’è una progettazione complessa, una verifica ambientale rigorosa e una manutenzione costante. Ogni componente — dalle bombole al sistema di rilevazione, dalle porte REI alle serrande di sovrappressione — deve essere nelle condizioni giuste per garantire che il sistema funzioni nel momento in cui serve.